venerdì 9 novembre 2012
Peso demenziale
mercoledì 7 novembre 2012
La crisi non frena il Diabete
- il pessimo stile di vita che ci impone questa società ancorata a falsi valori propinati per bisogni primari e prioritari
- l'aumento esponenziale dei consumi di non-cibi (o cibi processati, raffinati, iper-saporiti, ricchi di calorie vuote) e di bevande tanto inutili quanto nocive
- la totale mancanza di riferimenti (almeno nel comunicato) ai NUOVI DIABETICI: i nostri bambini.
sabato 15 settembre 2012
La falsa felicità dei non-cibi
Spesso, col ricorso a cibi raffinati e iper-saporiti (non-cibi) ricchi di zuccheri, grassi e sale e iper-calorici … che a loro volta creano sensi di colpa.
E così s'instaura un circolo vizioso.
Un circuito deleterio che si autoalimenta.
Capiamo perché.
giovedì 13 settembre 2012
Monotonia fa rima con malattia
Un problema che possiamo risolvere con uno schiocco di dita.
Addirittura, alcuni pensano che si tratti solo di un problema estetico a cui prestare attenzione solo in occasioni particolari e di convenienza.
In prossimità della stagione estiva, per esempio. Quando è imminente la prova costume.
La prova costume e altre "becere" similitudini diventano, improvvisamente, il "Must".
venerdì 24 agosto 2012
Cibo zuccherato? No grazie!
Nulla è impossibile! Tanto più se dobbiamo tutelare la nostra salute.
Certamente, non possiamo cambiare le nostre abitudini quotidiane, di colpo. Dobbiamo farlo un po' alla volta. Non deve essere un sacrificio insormontabile. Dobbiamo acquisire coscienza critica ...consapevolezza.
domenica 28 agosto 2011
La TV dei cibi mediocri

venerdì 26 agosto 2011
Pollo o pulcino?
La scarsità di tempo -che la società frettolosa e consumistica ci fa percepire continuamente- ci porta ad accettare inconsapevolmente situazioni che fino a qualche decennio fa non erano neppure immaginabili. Mia madre mi dice: “un volta si metteva a covare la chioccia a marzo per avere i pulcini che poi diventavano polli e si mangiavano a Natale”. Otto-nove mesi di vita -vita all'aperto, in movimento, a razzolare con avidità e curiosità- prima del sacrificio in onore della tavola imbandita e della convivialità. Allora il tempo era scandito dagli eventi, dalle stagioni, dal sorgere e dal calar del sole, dai cicli lunari, dal freddo e dal caldo ... e tutto rigorosamente "vero". Oggi anche l’età dei polli viene falsificata. Minorenni vestiti da maggiorenni. Come all’entrata di un cinema a luci rosse.
Il video originale è stato realizzato da "REPORT" (Rai Tre)
giovedì 21 ottobre 2010
Quanto dura un McBurger?
Di seguito -solamente- gli ingredienti del pane:
Why McDonald's Happy Meal hamburgers won't decompose - the real story behind the story
PERCHE’ GLI HAMBURGER DI MCDONALD’S NON SI DECOMPONGONO MAImercoledì 6 ottobre 2010
Obesità: quali interventi?
Che cosa pensano gli obesi degli interventi a livello individuale e generale contro l’obesità? A questa domanda ha cercato di rispondere una ricerca australiana, pubblicata da Samantha Thomas e colleghi della Monash University di Melbourne. Attualmente in Australia il 25% della popolazione è obeso, il 37% sovrappeso, il 37% ha un peso normale e il 2% è sottopeso.Gli studi precedenti hanno sempre considerato l’opinione pubblica a livello generale. Ma questa volta è stata chiesta l’opinione di persone con un BMI uguale o superiore a 30. Il campione è stato reclutato in modo tale che fossero presenti esperienze diverse in termini di obesità. Il 75% erano donne. L’età andava dai 19 ai 75 anni, l’età media era di 45 anni. Ai partecipanti è stato chiesto di esprimersi su tre interventi a livello generale (legislazione, campagne mediatiche e iniziative sanitarie pubbliche) e su tre interventi a livello individuale (programmi personalizzati di attività fisica, programmi commerciali dietetici, chirurgia). Ai partecipanti è stato chiesto anche un giudizio sull’efficacia di questi interventi.
Il 61% del campione si è espresso a favore di una legislazione “anti-obesità”, per esempio con la proibizione degli spot di junk food rivolti ai bambini. Tuttavia, questi interventi sono stati anche giudicati come una scorciatoia a un problema complesso. “Le persone affrontano una complessità di scelte riguardo al cibo, e quindi la soluzione deve essere complessa” ha detto un partecipante. Il 42% del campione aveva fiducia nelle iniziative sanitarie pubbliche, fatte di consigli concreti, forniti da autorità pubbliche affidabili. Il 33% sosteneva le campagne mediatiche, spesso però percepite come inesatte e discriminanti. I programmi personalizzati di fitness sono stati sostenuti dal 57% del campione, in particolare da quello maschile. Il 31 % si è espresso a favore della chirurgia, ma molti erano dubbiosi sulla sua efficacia, soprattutto a lungo termine. I programmi di dimagrimento commerciali sono stati giudicati nel loro complesso positivamente dal 18% del campione. Molto più positivi erano i giudizi per i programmi giudicati maggiormente orientati alla promozione della salute piuttosto che al semplice dimagrimento e che non vendevano alimenti dietetici.
In conclusione, secondo i ricercatori, gli adulti obesi sono favorevoli a interventi di sanità pubblica, non giudicanti, non stigmatizzanti, che puntino a migliorare lo stile di vita piuttosto che la perdita di peso.
Fonte
Thomas SL, Lewis S, Hyde J, Castle D, Komesaroff P. "The solution needs to be complex." Obese adults' attitudes about the effectiveness of individual and population based interventions for obesity. BMC Public Health. 2010 Jul 15;10:420.
Spunto da "Osservatorio Grana Padano"
domenica 3 ottobre 2010
Cibo sprecato
Gli italiani buttano nella spazzatura (PRIMO SPRECO) tanto cibo da essere sufficiente a nutrire 44 milioni di persone (vale a dire l'intera popolazione della Spagna). Poi un altro eccesso (SECONDO SPRECO) lo buttano nel loro sistema gastro enterico. Ecco, in estrema sintesi, le cause di due problemi tra i più difficili da risolvere nella nostra società: l'eccesso di spazzatura e l'eccesso di peso corporeo. In altre parole: SPORCIZIA e OBESITA'. Tutto in nome del PIL.giovedì 18 febbraio 2010
Genitori esemplari per figli in salute
Solo in Usa si stima che oltre 1 milione di ragazzi tra i 12 e i 19 anni d’età siano a rischio attacchi di cuore. In Italia la situazione è meno allarmante, tuttavia è seriamente presente.Per sindrome metabolica s’intende un insieme di tre o più fattori di rischio che possono comprendere elevati livelli di zuccheri nel sangue, pressione sanguigna alta, alti livelli di grassi o colesterolo nel sangue e obesità. Una situazione che coinvolge sempre più bambini e ragazzi.
Gli scienziati fanno notare che in genere si tende ad associare le malattie cardiocircolatorie solo agli adulti dimenticando che, invece, sono molti i bambini a rischio; si pensi che un recente studio ha scoperto che già bambini di 7-8 anni presentavano elevati livelli di colesterolo nel sangue.
Il problema principale, sostengono i ricercatori, è il sovrappeso e l’obesità sempre più diffusi. Fanno la loro parte la sedentarietà, le troppe ore passate davanti alla TV o al computer e l’assunzione di cibi spazzatura.
Ed è qui che entra in gioco il ruolo del genitore.
Per prevenire possibili gravi conseguenze all’apparato cardiocircolatorio, i genitori possono adottare e far adottare uno stile di vita più sano ai propri figli.
Tra le varie possibilità c’è quella di promuovere una dieta equilibrata, del sano movimento e scoraggiare l’uso di sigarette e alcolici.
In questo, suggeriscono gli esperti dell’American Heart Association, i genitori devono dare l'esempio dato che per i bambini è molto più semplice seguire uno stile di vita ben definito se già lo fanno mamma e papà.
Tra i vari consigli, c’è quello di far mangiare più frutta e verdura. Ma anche legumi, cereali integrali, in modo da equilibrare i livelli di colesterolo. E poi ancora assumere cibi ricchi di acidi grassi omega-3 come il pesce azzurro o il salmone, olio di lino, noci e altri.
E, naturalmente, ridurre o eliminare i cibi raffinati, gli zuccheri, i grassi saturi o trans.
In contemporanea sarebbe utile far dedicare meno tempo a TV e Videogiochi e promuovere sane passeggiate a piedi o in bicicletta. Ma vanno anche bene gli sport, purché non troppo pesanti.
Insomma, concludono gli scienziati, l’importante è prima di tutto dare il buon esempio oggi, per donare ai propri figli una salute migliore domani.
Fonte La Stampa 17 febbraio 2010
giovedì 28 gennaio 2010
Inquinamento e BMI: crescita comune
Anche l'ambiente inquinato contribuisce a far acquistare peso (1). Pesticidi, coloranti, aromatizzanti, profumi, plastiche, resine e solventi vengono inalati o assorbiti attraverso la pelle. Esistono studi che dimostrano come anche piccole quantità di queste sostanze contribuiscano all'aumento del BMI. Alcuni, per esempio, addirittura raddoppiano la massa grassa. Senza contare, dicono gli esperti, che alcuni agenti chimici interferiscono con il sistema endocrino cambiando l'equilibrio ormonale dell'organismo e favoriscono l'obesità. E poi, come se non bastasse, l’inquinamento atmosferico può peggiorare le patologie di persone obese. Lo affermano i ricercatori della School of Public Health and Health Sciences dell’Università del Massachusetts, autori di uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Epidemiology and Community Health. Sembra trattarsi dunque di una sorta di circolo vizioso: l'inquinamento provoca l'aumento di peso, chi è in sovrappeso o obeso e vive in ambiente inquinato subisce un ulteriore impatto negativo sullo stato di salute. Aggiungiamo pure che le famiglie più povere sono quelle che mangiano alimenti più calorici - cibi spazzatura - che aumentano tra loro la percentuale di obesi, e che nei quartieri più poveri c'è un maggior inquinamento visto che spesso si tratta di quartieri periferici situati a ridosso di strade a traffico elevato, o vicini a zone industriali, o adiacenti agli aeroporti, o confinanti con discariche, inceneritori e altre amenità del genere. Ecco che il quadro assume la forma definitiva. - Agnes Smink et al. Exposure to hexachlorobenzene during pregnancy increases the risk of overweight in children aged 6 years. Acta Paediatr. 2008 Oct;97(10):1465-9
domenica 15 novembre 2009
Troppo cibo per una società che non ha fame

In percentuale, il 10% della spesa finisce nella spazzatura mentre il 4,4% delle famiglie residenti in Italia vive al di sotto della soglia di povertà alimentare.
Questo il paradosso in una società sempre più distratta e arrogante. Obesa e malnutrita. Sazia e ammalata.
Possiamo identificare due tipi differenti di sprechi: quello del supermercato e quello domestico. Nel primo caso le catene alimentari ed i supermarket destinano alla spazzatura gli alimenti di prossima scadenza - ma ancora salubri e commestibili - e quei prodotti (frutta e verdura in particolare) ammaccati o molto maturi. Nel secondo caso il pattume si gonfia del cibo che non si è riusciti a consumare durante i pasti oppure di quello dimenticato in frigo o in dispensa e, quindi, scaduto nell'oblio generalizzato di famiglie che non hanno più fame.
La spinta commerciale induce i più incoscienti ad acquistare senza limiti. Come se da un momento all'altro ci si dovesse trovare in una improvvisa carestia.
Nulla si fa per limitare lo spreco. Andrebbe contro il maledetto PIL. Ma il PIL non è sinonimo di benessere.
Vedi anche:
lunedì 19 ottobre 2009
Cibo: lo spreco ci accompagna
Nel mondo si spreca il 50% del cibo che viene prodotto, qualcosa come 20 milioni di tonnellate di cibo ogni anno che potrebbero nutrire 7 volte il numero degli affamati. Anche nel nostro Paese i dati sono assai rilevanti: quasi 600 euro per famiglia, il 10% della spesa alimentare finisce nella spazzatura, buona parte ancora consumabile. Per non parlare di quanto si getta via lungo tutta la filiera che va dal campo al supermercato.Ma lo spreco è anche dentro di noi. Immettiamo nel nostro organismo più cibo di quello che ci serve per vivere bene. E il sovrappiù si tramuta in eccesso di peso.
L'obesità è proprio una conseguenza dell'eccessiva disponibilità di cibo di cui una parte si trasforma in spazzatura e una parte in grasso corporeo.
Appare evidente come anche il nostro corpo assume, in molte circostanze, le sembianze di un "bidone del rusco", come si usa dire a Bologna.
Un contenitore in cui buttare il superfluo, l'eccesso, ciò che non può essere accompagnato nella spazzatura - rusco per l'appunto - solo per un'ombra di dignità e vergogna che ancora resiste nelle nostre culture da educazione post-bellica.
"Dai mangiamone ancora, finiamo il piatto, è un peccato buttarlo via".
Ma, dico, non sarebbe meglio comprarne meno e prepararne la giusta quantità. Sembra sempre che debba ritornar la guerra e la carestia, da un momento all'altro. E così per paura della carestia alimentiamo lo spreco. Quotidianamente.
lunedì 12 ottobre 2009
Marketing e cibo

Domenico Tiso, MD
sabato 29 agosto 2009
Mega ambulanze per persone di peso

Abbiamo già parlato dei mega aerei acquistati in Australia per il soccorso delle persone obese, ora è il turno dei tedeschi che necessitano di mega ambulanze per lo stesso motivo. Leggo su la Repubblica — 27 agosto 2009 che in Baviera, patria delle Bmw e dei supertreni Siemens, i sovrappeso per sovralimentazione ipercalorica sono tanti da aver costretto la Croce Rossa a ordinare ambulanze speciali da 140mila euro per quando i "pesanti" si sentono male. Le pur generose ambulanze Mercedes o Volkswagen T5 e le loro barelle non reggono più il peso della modernità fatta di iperalimentazione e sedentarietà. Come dire: se non danno risultato le campagne di sensibilizzazione ai sani stili di vita, si prova ad agire a valle quando il danno è già fatto. Potrebbe essere un'assuefazione allo status quo? Una resa alla costante crescita dell'eccesso di peso? Non voglio convincermene, non posso, ma ... Mi ricorda, per certi versi, la gestione dei rifiuti: piuttosto che ridurne la produzione a monte, ci si organizza per smaltire il prodotto in eccesso a valle con varie proposte più o meno valide. Il buon senso non mi permette di scorgere vantaggi concreti. Ma se mi sforzo? Potrei identificarne uno! La crescita del PIL, verosimilmente. In ogni situazione c'è un'opportunità di mercato.
sabato 1 agosto 2009
Impronta ecologica in etichetta

lunedì 13 aprile 2009
Mangiare troppa carne mette a rischio la salute e il pianeta

Già molte volte è stata ribadita la regola di non eccedere nel consumo di carne e la regola risulta documentata da molte pubblicazioni.
Tra le ultime questa: Sinha Rashmi e coll. Meat Intake and Mortality. Arch Inter Med. 2009 Mar 23;169(6):562-71.
Si tratta di un trial prospettico realizzato in USA su oltre mezzo milione di partecipanti con età iniziale tra 50 e 71 anni, con un periodo d’osservazione di dieci anni. Interessante notare come, oltre ad evidenziare un rapporto tra eccessivo consumo di carne, patologie croniche e mortalità, venga sottolineato l'impatto globale su ambiente, risorse del pianeta, clima e crisi socio-economica. Una visione che ci piace molto di più, che va al di là della miopia che caratterizza ancora oggi buona parte degli operatori e degli esperti per i quali la salute è una questione che interessa solo il "paziente". E il carico economico sembra colpire il solo sistema sanitario.
Per approfondire
domenica 19 ottobre 2008
Un pianeta con due mondi

Il pianeta TERRA, il nostro pianeta, ha in sé due mondi diversi. Agli antipodi. L'uno, il mondo degli affamati/sottoalimentati che conta 850 milioni di persone. L'altro, il mondo dei sazi/sovralimentati che registra un numero superiore di aderenti: più di 1 miliardo di persone. Diversi e uguali, un ossimoro che trova giustificazione nella MALNUTRIZIONE. I due mondi si ritrovano in questo limbo perché partecipano attivamente alla rappresentazione giornaliera della MONOTONIA ALIMENTARE. Il primo, quello degli affamati, non per scelta ma per necessità. Il secondo, quello dei sazi, per mancanza di tempo e di cultura. Entrambi, ancora, si ritrovano a rischiare la vita per "mancanza di cibo" o per "eccesso di cibo". Legittimando l'affermazione che nel nostro pianeta si muore, soprattutto, per due motivi:
per troppa fame
per troppa sazietà
Infatti, le morti per fame e sottoalimentazione ammontano a circa 24.000 al giorno, cioè 1.000 all'ora.
Le morti per sazietà ammontano a più di 1.000 al giorno, nei soli USA.
A me tutto ciò fa riflettere.
Mettiamo in moto il cervello, anche solo ogni tanto, e guardiamo al futuro.
E importante. Per noi e per i nostri figli.




