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venerdì 9 novembre 2012

Peso demenziale

Un eccesso di peso corporeo, associato all'aumento del grasso addominale (o viscerale), può compromettere le funzioni cognitive? Sì, è dimostrato da molte ricerche.
Ciò emerge monitorando le performances cerebrali di soggetti normopeso, sovrappeso e obesi. 
I soggetti obesi, sottoposti a risonanza magnetica, mostrano una riduzione delle funzioni di diverse aree cerebrali: lobo parietale, lobo temporale, ippocampo, circonvoluzioni frontali, corpo calloso. 
Inoltre, si evidenzia un volume inferiore del cervello e una riduzione delle materia grigia cerebrale. 
I dati suggeriscono una forte correlazione tra obesità e

mercoledì 7 novembre 2012

La crisi non frena il Diabete



Di seguito il comunicato Adnkronos.
Mi meraviglia e mi indigna il fatto che non vengano citati:

  1. il pessimo stile di vita che ci impone questa società ancorata a falsi valori propinati per bisogni primari e prioritari
  2. l'aumento esponenziale dei consumi di non-cibi (o cibi processati, raffinati, iper-saporiti, ricchi di calorie vuote) e di bevande tanto inutili quanto nocive
  3. la totale mancanza di riferimenti (almeno nel comunicato) ai NUOVI DIABETICI: i nostri bambini.



sabato 15 settembre 2012

La falsa felicità dei non-cibi

Lo stress, le angosce, l’ansia sono sempre più frequenti nella nostra quotidianità malsana. Direi che fanno parte del corredo. Talvolta diventano eccessive. E allora reagiamo. Tendiamo di difenderci. Come?

Spesso, col ricorso a cibi raffinati e iper-saporiti (non-cibi) ricchi di zuccheri, grassi e sale e iper-calorici … che a loro volta creano sensi di colpa. 
E così s'instaura un circolo vizioso.
Un circuito deleterio che si autoalimenta.
Capiamo perché.

giovedì 13 settembre 2012

Monotonia fa rima con malattia

La società attuale, quella del "tutto e subito", ci fa credere che l'eccesso di peso è un disturbo che si può curare "quando vogliamo".
Un problema che possiamo risolvere con uno schiocco di dita.

Addirittura, alcuni pensano che si tratti solo di un problema estetico a cui prestare attenzione solo in occasioni particolari e di convenienza.
In prossimità della stagione estiva, per esempio. Quando è imminente la prova costume.
La prova costume e altre "becere" similitudini diventano, improvvisamente, il "Must".

venerdì 24 agosto 2012

Cibo zuccherato? No grazie!

Da più parti arriva la domanda preoccupata: "Ma come facciamo a rinunciare allo zucchero? E' impossibile!"

Nulla è impossibile! Tanto più se dobbiamo tutelare la nostra salute.

Certamente, non possiamo cambiare le nostre abitudini quotidiane, di colpo. Dobbiamo farlo un po' alla volta. Non deve essere un sacrificio insormontabile. Dobbiamo acquisire coscienza critica ...consapevolezza. 

domenica 28 agosto 2011

La TV dei cibi mediocri


Anche per i cibi, come per gli umani, la TV è pronta a spalancare le porte della notorietà. A condizione che si tratti di mediocrità. Il target preferito, a cui rivolgere le maggiori attenzioni, è quello dei bambini. I bambini continuano ad essere esposti a una quantità sproporzionata di pubblicità che propone cibo malsano.

venerdì 26 agosto 2011

Pollo o pulcino?

La scarsità di tempo -che la società frettolosa e consumistica ci fa percepire continuamente- ci porta ad accettare inconsapevolmente situazioni che fino a qualche decennio fa non erano neppure immaginabili. Mia madre mi dice: “un volta si metteva a covare la chioccia a marzo per avere i pulcini che poi diventavano polli e si mangiavano a Natale”. Otto-nove mesi di vita -vita all'aperto, in movimento, a razzolare con avidità e curiosità- prima del sacrificio in onore della tavola imbandita e della convivialità. Allora il tempo era scandito dagli eventi, dalle stagioni, dal sorgere e dal calar del sole, dai cicli lunari, dal freddo e dal caldo ... e tutto rigorosamente "vero". Oggi anche l’età dei polli viene falsificata. Minorenni vestiti da maggiorenni. Come all’entrata di un cinema a luci rosse.


Il video originale è stato realizzato da "REPORT" (Rai Tre)

giovedì 21 ottobre 2010

Quanto dura un McBurger?

Gli hamburger e le patatine del Happy Meal della McDonald’s non vanno a male, anche dopo molti mesi mesi. Si tratta di una favola? Direi di no. Questa storia è stata ripresa dalla CNN, dal Washington Post e altri media che sembrano essere rimasti folgorati dal fatto che il cibo spazzatura delle catene dei fast food non marcisce. Neanche i batteri sembrano interessati a questo materiale, si perché non lo considerano cibo. Per loro non è commestibile. E per noi?

Di seguito -solamente- gli ingredienti del pane:
Farina arricchita (farina di grano sbiancata, farina di frumento maltata, niacina, ferro ridotto, tiamina mononitrato, riboflavina, acido folico, enzimi), acqua, sciroppo di glucosio ad alto contenuto di fruttosio (HFCS o sciroppo di mais), zucchero, lievito, olio di soia e/o olio di soia parzialmente idrogenato, contiene il 2% o meno di: sale, solfato di calcio, carbonato di calcio, glutine di grano, solfato di ammonio, cloruro di ammonio, agenti ammorbidenti per la pasta (lattato steaorile di sodio, estere diacetiltartarico di mono- e digliceridi degli acidi grassi, acido ascorbico, azodicarbonamide, mono- e digliceridi, monocalcio fosfato, enzimi, gomma di guar, perossido di calcio, farina di soia), propionato di calcio e propionato di sodio (conservanti), lecitina di soia.


Why McDonald's Happy Meal hamburgers won't decompose - the real story behind the story

PERCHE’ GLI HAMBURGER DI MCDONALD’S NON SI DECOMPONGONO MAI

mercoledì 6 ottobre 2010

Obesità: quali interventi?

Che cosa pensano gli obesi degli interventi a livello individuale e generale contro l’obesità? A questa domanda ha cercato di rispondere una ricerca australiana, pubblicata da Samantha Thomas e colleghi della Monash University di Melbourne. Attualmente in Australia il 25% della popolazione è obeso, il 37% sovrappeso, il 37% ha un peso normale e il 2% è sottopeso.
Gli studi precedenti hanno sempre considerato l’opinione pubblica a livello generale. Ma questa volta è stata chiesta l’opinione di persone con un BMI uguale o superiore a 30. Il campione è stato reclutato in modo tale che fossero presenti esperienze diverse in termini di obesità. Il 75% erano donne. L’età andava dai 19 ai 75 anni, l’età media era di 45 anni. Ai partecipanti è stato chiesto di esprimersi su tre interventi a livello generale (legislazione, campagne mediatiche e iniziative sanitarie pubbliche) e su tre interventi a livello individuale (programmi personalizzati di attività fisica, programmi commerciali dietetici, chirurgia). Ai partecipanti è stato chiesto anche un giudizio sull’efficacia di questi interventi.
Il 61% del campione si è espresso a favore di una legislazione “anti-obesità”, per esempio con la proibizione degli spot di junk food rivolti ai bambini. Tuttavia, questi interventi sono stati anche giudicati come una scorciatoia a un problema complesso. “Le persone affrontano una complessità di scelte riguardo al cibo, e quindi la soluzione deve essere complessa” ha detto un partecipante. Il 42% del campione aveva fiducia nelle iniziative sanitarie pubbliche, fatte di consigli concreti, forniti da autorità pubbliche affidabili. Il 33% sosteneva le campagne mediatiche, spesso però percepite come inesatte e discriminanti. I programmi personalizzati di fitness sono stati sostenuti dal 57% del campione, in particolare da quello maschile. Il 31 % si è espresso a favore della chirurgia, ma molti erano dubbiosi sulla sua efficacia, soprattutto a lungo termine. I programmi di dimagrimento commerciali sono stati giudicati nel loro complesso positivamente dal 18% del campione. Molto più positivi erano i giudizi per i programmi giudicati maggiormente orientati alla promozione della salute piuttosto che al semplice dimagrimento e che non vendevano alimenti dietetici.
In conclusione, secondo i ricercatori, gli adulti obesi sono favorevoli a interventi di sanità pubblica, non giudicanti, non stigmatizzanti, che puntino a migliorare lo stile di vita piuttosto che la perdita di peso.

Fonte
Thomas SL, Lewis S, Hyde J, Castle D, Komesaroff P. "The solution needs to be complex." Obese adults' attitudes about the effectiveness of individual and population based interventions for obesity. BMC Public Health. 2010 Jul 15;10:420.

Spunto da "Osservatorio Grana Padano"

domenica 3 ottobre 2010

Cibo sprecato

Gli italiani buttano nella spazzatura (PRIMO SPRECO) tanto cibo da essere sufficiente a nutrire 44 milioni di persone (vale a dire l'intera popolazione della Spagna). Poi un altro eccesso (SECONDO SPRECO) lo buttano nel loro sistema gastro enterico. Ecco, in estrema sintesi, le cause di due problemi tra i più difficili da risolvere nella nostra società: l'eccesso di spazzatura e l'eccesso di peso corporeo. In altre parole: SPORCIZIA e OBESITA'. Tutto in nome del PIL.

giovedì 18 febbraio 2010

Genitori esemplari per figli in salute

Solo in Usa si stima che oltre 1 milione di ragazzi tra i 12 e i 19 anni d’età siano a rischio attacchi di cuore. In Italia la situazione è meno allarmante, tuttavia è seriamente presente.
Secondo l'American Heart Association i ragazzi che soffrono della cosiddetta Sindrome metabolica sono quelli più a rischio.
Per sindrome metabolica s’intende un insieme di tre o più fattori di rischio che possono comprendere elevati livelli di zuccheri nel sangue, pressione sanguigna alta, alti livelli di grassi o colesterolo nel sangue e obesità. Una situazione che coinvolge sempre più bambini e ragazzi.
Gli scienziati fanno notare che in genere si tende ad associare le malattie cardiocircolatorie solo agli adulti dimenticando che, invece, sono molti i bambini a rischio; si pensi che un recente studio ha scoperto che già bambini di 7-8 anni presentavano elevati livelli di colesterolo nel sangue.
Il problema principale, sostengono i ricercatori, è il sovrappeso e l’obesità sempre più diffusi. Fanno la loro parte la sedentarietà, le troppe ore passate davanti alla TV o al computer e l’assunzione di cibi spazzatura.
Ed è qui che entra in gioco il ruolo del genitore.
Per prevenire possibili gravi conseguenze all’apparato cardiocircolatorio, i genitori possono adottare e far adottare uno stile di vita più sano ai propri figli.
Tra le varie possibilità c’è quella di promuovere una dieta equilibrata, del sano movimento e scoraggiare l’uso di sigarette e alcolici.
In questo, suggeriscono gli esperti dell’American Heart Association, i genitori devono dare l'esempio dato che per i bambini è molto più semplice seguire uno stile di vita ben definito se già lo fanno mamma e papà.
Tra i vari consigli, c’è quello di far mangiare più frutta e verdura. Ma anche legumi, cereali integrali, in modo da equilibrare i livelli di colesterolo. E poi ancora assumere cibi ricchi di acidi grassi omega-3 come il pesce azzurro o il salmone, olio di lino, noci e altri.
E, naturalmente, ridurre o eliminare i cibi raffinati, gli zuccheri, i grassi saturi o trans.
In contemporanea sarebbe utile far dedicare meno tempo a TV e Videogiochi e promuovere sane passeggiate a piedi o in bicicletta. Ma vanno anche bene gli sport, purché non troppo pesanti.
Insomma, concludono gli scienziati, l’importante è prima di tutto dare il buon esempio oggi, per donare ai propri figli una salute migliore domani.

Fonte La Stampa 17 febbraio 2010

giovedì 28 gennaio 2010

Inquinamento e BMI: crescita comune

Anche l'ambiente inquinato contribuisce a far acquistare peso (1). Pesticidi, coloranti, aromatizzanti, profumi, plastiche, resine e solventi vengono inalati o assorbiti attraverso la pelle. Esistono studi che dimostrano come anche piccole quantità di queste sostanze contribuiscano all'aumento del BMI. Alcuni, per esempio, addirittura raddoppiano la massa grassa. Senza contare, dicono gli esperti, che alcuni agenti chimici interferiscono con il sistema endocrino cambiando l'equilibrio ormonale dell'organismo e favoriscono l'obesità. E poi, come se non bastasse, l’inquinamento atmosferico può peggiorare le patologie di persone obese. Lo affermano i ricercatori della School of Public Health and Health Sciences dell’Università del Massachusetts, autori di uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Epidemiology and Community Health. Sembra trattarsi dunque di una sorta di circolo vizioso: l'inquinamento provoca l'aumento di peso, chi è in sovrappeso o obeso e vive in ambiente inquinato subisce un ulteriore impatto negativo sullo stato di salute. Aggiungiamo pure che le famiglie più povere sono quelle che mangiano alimenti più calorici - cibi spazzatura - che aumentano tra loro la percentuale di obesi, e che nei quartieri più poveri c'è un maggior inquinamento visto che spesso si tratta di quartieri periferici situati a ridosso di strade a traffico elevato, o vicini a zone industriali, o adiacenti agli aeroporti, o confinanti con discariche, inceneritori e altre amenità del genere. Ecco che il quadro assume la forma definitiva.

  1. Agnes Smink et al. Exposure to hexachlorobenzene during pregnancy increases the risk of overweight in children aged 6 years. Acta Paediatr. 2008 Oct;97(10):1465-9

domenica 15 novembre 2009

Troppo cibo per una società che non ha fame

In Italia si accumulano, per famiglia, 560 euro di avanzi o alimenti scaduti da buttare via, sufficienti a sfamare 6 milioni di persone.
In percentuale, il 10% della spesa finisce nella spazzatura mentre il 4,4% delle famiglie residenti in Italia vive al di sotto della soglia di povertà alimentare.
Questo il paradosso in una società sempre più distratta e arrogante. Obesa e malnutrita. Sazia e ammalata.

Possiamo identificare due tipi differenti di sprechi: quello del supermercato e quello domestico. Nel primo caso le catene alimentari ed i supermarket destinano alla spazzatura gli alimenti di prossima scadenza - ma ancora salubri e commestibili - e quei prodotti (frutta e verdura in particolare) ammaccati o molto maturi. Nel secondo caso il pattume si gonfia del cibo che non si è riusciti a consumare durante i pasti oppure di quello dimenticato in frigo o in dispensa e, quindi, scaduto nell'oblio generalizzato di famiglie che non hanno più fame.
La spinta commerciale induce i più incoscienti ad acquistare senza limiti. Come se da un momento all'altro ci si dovesse trovare in una improvvisa carestia.
Nulla si fa per limitare lo spreco. Andrebbe contro il maledetto PIL. Ma il PIL non è sinonimo di benessere.

Vedi anche:
  1. PIL e BIL
  2. Malattia e PIL

lunedì 19 ottobre 2009

Cibo: lo spreco ci accompagna

Nel mondo si spreca il 50% del cibo che viene prodotto, qualcosa come 20 milioni di tonnellate di cibo ogni anno che potrebbero nutrire 7 volte il numero degli affamati. Anche nel nostro Paese i dati sono assai rilevanti: quasi 600 euro per famiglia, il 10% della spesa alimentare finisce nella spazzatura, buona parte ancora consumabile. Per non parlare di quanto si getta via lungo tutta la filiera che va dal campo al supermercato.
Ma lo spreco è anche dentro di noi. Immettiamo nel nostro organismo più cibo di quello che ci serve per vivere bene. E il sovrappiù si tramuta in eccesso di peso.
L'obesità è proprio una conseguenza dell'eccessiva disponibilità di cibo di cui una parte si trasforma in spazzatura e una parte in grasso corporeo.
Appare evidente come anche il nostro corpo assume, in molte circostanze, le sembianze di un "bidone del rusco", come si usa dire a Bologna.
Un contenitore in cui buttare il superfluo, l'eccesso, ciò che non può essere accompagnato nella spazzatura - rusco per l'appunto - solo per un'ombra di dignità e vergogna che ancora resiste nelle nostre culture da educazione post-bellica.
"Dai mangiamone ancora, finiamo il piatto, è un peccato buttarlo via".
Ma, dico, non sarebbe meglio comprarne meno e prepararne la giusta quantità. Sembra sempre che debba ritornar la guerra e la carestia, da un momento all'altro. E così per paura della carestia alimentiamo lo spreco. Quotidianamente.

lunedì 12 ottobre 2009

Marketing e cibo

Come agisce il marketing per convincerci agli acquisti? Ci fa delle promesse! Noi tutti compriamo promesse, non prodotti. In qualsiasi momento compriamo promesse. Sia che si tratti di cibo, che si tratti di elettronica, che si tratti di auto o moto, che si tratti di vestiti o di scarpe, ecc... Ma come fanno a vendere delle promesse in tema di alimentazione? E soprattutto che promesse ci vendono per indurci all’acquisto? Vediamo insieme. Sono almeno due tipi di promesse che ci vengono fatte. Il marketing ci promette qualcosa in più o qualcosa in meno. In meno? Ma chi comprerebbe mai un prodotto con qualcosa in meno, direte voi. Eppure succede. Ci innamoriamo di prodotti orfani di qualcosa. Ma vediamo, intanto, cosa potrebbero prometterci in più. Spesso siamo attratti da prodotti che sfoggiano l’aggiunta di fibra, per esempio. La fibra è un elemento che nei cibi industriali, nei cibi raffinati non è presene. Ecco, quindi, l’idea del marketing di vendere un vantaggio. Un valore aggiunto, si dice in gergo. Un promessa. La fibra. Fibra che peraltro è stata tolta dall’alimento originale durante il processo di raffinazione. Quindi, cerchiamo di ragionare. Raffinano l’alimento e tolgono la fibra. Poi, in ultimo, la rimettono nell’alimento facendocela vivere come un valore aggiunto. Una bella promessa di salute. Se riflettiamo, la fibra ci spetta di diritto. Fa parte dell’alimento. Non è un valore aggiunto. E quindi non è neppure una promessa. Eppure la presenza di fibra ci fa acquistare il prodotto. Probabilmente non acquisteremmo con lo stesso impeto quel prodotto fornito naturalmente di fibra, fibra che in quel caso non viene esaltata come valore aggiunto, come promessa di salute. Ma a cosa serve la fibra? La fibra aiuta l’intestino a svolgere meglio le sue funzioni. Lo fa muovere con maggiore velocità e vigore. Così si pulisce meglio e si evita la stitichezza, o stipsi. Malattia della società moderna. Della società sedentaria. La fibra riduce l’assorbimento intestinale di zuccheri e grassi. Quindi rappresenta una valida protezione contro il diabete e l’aumento dei grassi nel sangue. Il cattivo colesterolo che potrebbe attaccarsi alle parete delle arterie e provocare l’infarto. Tornando alle promesse di elementi aggiunti, potremmo essere attratti da cibi che sbandierano la promessa di antiossidanti al loro interno. Gli antiossidanti. Fattori che combattono i radicali liberi. Radicali liberi che sono la causa di molti mali e dell’invecchiamento precoce. Sapete come si formano i radicali liberi? Si formano durante le reazioni chimiche che si innescano nel nostro organismo. Noi viviamo proprio grazie alle reazioni chimiche che si producono nelle nostre cellule e al di fuori di esse. Ma queste reazioni chimiche hanno bisogno dell’ossigeno per produrre sostanze utili alla vita. L’ossigeno però è un ossidante. Provoca la formazione di scorie tossiche per le cellule. Queste scorie sono i radicali liberi. Più reazioni chimiche abbiamo, più scorie produciamo. Quindi se mangiamo troppo produciamo più scorie. Se facciamo attività fisica intensa, produciamo più radicali liberi. E quindi abbiamo la necessità di combatterli per evitare i danni cellulari. Ecco perchè il marketing ci viene incontro offrendoci l’opportunità di cibi con aggiunta di antiossidanti. Ma ci sono cibi che naturalmente contengono più antiossidanti di altri? Certamente! I cibi freschi. Frutta e verdura di stagione, per esempio. Tornando alle promesse, all’aggiunta di qualcosa. Potremmo essere attratti ancora dalla promessa di vitamine, di minerali utili al nostro organismo. Pensate al calcio, per la salute di ossa e denti, al ferro contro l’anemia. Ma possiamo comprare un alimento arricchito di omega 3. Cosa? Omega, cosa? Omega 3! Li troviamo in molti cibi, anche nel latte. Ma in natura si trovano soprattutto nel pesce, in alcuni pesci. Nel salmone, nel tonno, nelle aringhe, nelle sardine. Sono grassi. Grassi buoni. Acidi grassi, per l’esattezza. Grassi buoni che combattono i grassi cattivi. Grassi contro grassi. Guerra intestina per la salute dell’organismo. Quindi dicevamo, gli omega 3. A cosa servono? Servono, ad esempio, alla corretta crescita del cervello e della retina, della parte visiva dell’occhio. Quella che ci permette di vedere le immagini e di trasmetterle al nostro cervello che ci dirà di cosa si tratta. Ma gli omega 3 ci proteggono anche contro l’infarto cardiaco e l’ictus cerebrale. Sembrano essere utili nel prevenire le demenze senili, l’Alzheimer per esempio. Ma allora potrebbe essere più naturale mangiare pesce due o tre volte a settimana e bere il latte naturale senza omega 3. Mah, sarà. A fianco delle promesse di aggiunte ci sono le promesse di eliminazione. Cioè noi siamo attratti da cibi indeboliti. Cibi che hanno perso qualcosa dell’originale. Cibi orfani. Ad esempio ci potrebbe attirare la promessa di un cibo con meno grassi, con meno zuccheri, con meno sale con una ridotta quantità di caffeina e di alcol. A questo punto una riflessione. Noi consumatori compriamo promesse, è vero! Compriamo cibi con qualcosa in più ma anche con qualcosa in meno. E paghiamo il valore aggiunto che ci viene trasferito. Ma c’è di più! Compriamo cibi a cui è stato aggiunto o tolto qualcosa che con il cibo non ha nulla a che fare. Questo è veramente il colmo. Eppure succede. Potremmo innamorarci di un cibo che ci offre, in aggiunta, un gadget. E lo potremmo preferire a un altro dello stesso tipo ma senza il valore aggiunto del gadget. Vi viene in mente qualche esempio a proposito? Pensateci. Ci sono casi estremi in cui compriamo il gadget anziché il cibo a cui è allegato. Il prodotto vero diventa il gadget. Il cibo è un dettaglio che talvolta non rappresenta l’obiettivo primario dell’acquisto. Vi è venuto in mente qualche esempio? Forza, non è difficile. Chi se la sente di dare un contributo? Gli ovetti, sono un bell’esempio. E poi potremmo acquistare cibi che promettono meno di qualcosa che non sia un elemento legato all’alimentazione? Cosa pensate, possiamo arrivare a tanto? Certamente, possiamo! Ad esempio siamo attratti dai cibi che richiedono meno tempo per la loro preparazione. Il tempo è un bene sempre più raro nella società attuale. Sono nate addirittura le Banche del Tempo. E allora il tempo diventa una risorsa prioritaria. Un valore aggiunto che paghiamo volentieri, anche a scapito della qualità della nostra alimentazione.

Domenico Tiso, MD

sabato 29 agosto 2009

Mega ambulanze per persone di peso


Abbiamo già parlato dei mega aerei acquistati in Australia per il soccorso delle persone obese, ora è il turno dei tedeschi che necessitano di mega ambulanze per lo stesso motivo. Leggo su la Repubblica — 27 agosto 2009 che in Baviera, patria delle Bmw e dei supertreni Siemens, i sovrappeso per sovralimentazione ipercalorica sono tanti da aver costretto la Croce Rossa a ordinare ambulanze speciali da 140mila euro per quando i "pesanti" si sentono male. Le pur generose ambulanze Mercedes o Volkswagen T5 e le loro barelle non reggono più il peso della modernità fatta di iperalimentazione e sedentarietà. Come dire: se non danno risultato le campagne di sensibilizzazione ai sani stili di vita, si prova ad agire a valle quando il danno è già fatto. Potrebbe essere un'assuefazione allo status quo? Una resa alla costante crescita dell'eccesso di peso? Non voglio convincermene, non posso, ma ... Mi ricorda, per certi versi, la gestione dei rifiuti: piuttosto che ridurne la produzione a monte, ci si organizza per smaltire il prodotto in eccesso a valle con varie proposte più o meno valide. Il buon senso non mi permette di scorgere vantaggi concreti. Ma se mi sforzo? Potrei identificarne uno! La crescita del PIL, verosimilmente. In ogni situazione c'è un'opportunità di mercato.

sabato 1 agosto 2009

Impronta ecologica in etichetta

Classificare i prodotti in base alla loro impronta ecologica, vale a dire partendo dai costi ambientali che producono, è l’obiettivo della Commissione Europea a conclusione della prima fase del progetto Integrated Product Policy (IPP). Per gli alimenti, insieme alla classica etichetta che informerà sulle proprietà energetiche e nutrizionali, ve ne sarà un’altra che renderà noto l'impatto ambientale. La decisione è stata presa in Andalusia (Spagna) per iniziativa dell'EPEA (Associazione dei Prodotti Biologici provenienti dall’Andalusia). Un'iniziativa simile è stata adottata in Gran Bretagna dalla catena di supermercati Tesco e in Francia da Casino. La Svezia lancia sul mercato la certificazione a marchio Climate Friendly per tutti i cibi che rispettano l’ambiente, dal produttore fino alla tavola dei consumatori. L'Italia, tra i maggiori produttori di prodotti biologici al mondo, si muove con la solita lentezza anche se qualcuno ha iniziato a piantare alberi per sostenere gli sprechi e migliorare l'impronta ecologica. Ma i consumatori è meglio tenerli fuori. Evitiamo di informare ed educare. La consapevolezza potrebbe nuocere ai pochi neuroni che ancora possiedono un minimo incipit metabolico. Meglio parlare di calcio. A proposito, quanti di noi sanno che ogni italiano ha bisogno di un’area pari ad oltre sei campi di calcio per produrre le risorse che consuma e assorbire i rifiuti che genera? Una gran brutta impronta.

lunedì 13 aprile 2009

Mangiare troppa carne mette a rischio la salute e il pianeta


Già molte volte è stata ribadita la regola di non eccedere nel consumo di carne e la regola risulta documentata da molte pubblicazioni.

Tra le ultime questa: Sinha Rashmi e coll. Meat Intake and Mortality. Arch Inter Med. 2009 Mar 23;169(6):562-71.

Si tratta di un trial prospettico realizzato in USA su oltre mezzo milione di partecipanti con età iniziale tra 50 e 71 anni, con un periodo d’osservazione di dieci anni. Interessante notare come, oltre ad evidenziare un rapporto tra eccessivo consumo di carne, patologie croniche e mortalità, venga sottolineato l'impatto globale su ambiente, risorse del pianeta, clima e crisi socio-economica. Una visione che ci piace molto di più, che va al di là della miopia che caratterizza ancora oggi buona parte degli operatori e degli esperti per i quali la salute è una questione che interessa solo il "paziente". E il carico economico sembra colpire il solo sistema sanitario.

Per approfondire

domenica 19 ottobre 2008

Un pianeta con due mondi


Il pianeta TERRA, il nostro pianeta, ha in sé due mondi diversi. Agli antipodi. L'uno, il mondo degli affamati/sottoalimentati che conta 850 milioni di persone. L'altro, il mondo dei sazi/sovralimentati che registra un numero superiore di aderenti: più di 1 miliardo di persone. Diversi e uguali, un ossimoro che trova giustificazione nella MALNUTRIZIONE. I due mondi si ritrovano in questo limbo perché partecipano attivamente alla rappresentazione giornaliera della MONOTONIA ALIMENTARE. Il primo, quello degli affamati, non per scelta ma per necessità. Il secondo, quello dei sazi, per mancanza di tempo e di cultura. Entrambi, ancora, si ritrovano a rischiare la vita per "mancanza di cibo" o per "eccesso di cibo". Legittimando l'affermazione che nel nostro pianeta si muore, soprattutto, per due motivi:
per troppa fame
per troppa sazietà

Infatti, le morti per fame e sottoalimentazione ammontano a circa 24.000 al giorno, cioè 1.000 all'ora.
Le morti per sazietà ammontano a più di 1.000 al giorno, nei soli USA.
A me tutto ciò fa riflettere.
Mettiamo in moto il cervello, anche solo ogni tanto, e guardiamo al futuro.
E importante. Per noi e per i nostri figli.

giovedì 7 febbraio 2008

Viva la pappa, ma senza esagerare

Tra le molte cause dell'aumento di peso c'è l'eccessiva disponibilità di cibo. Cosa che ci distingue nettamente dai nostri avi. Spesso, è cibo ricco di calorie e povero di nutrienti. Il peggio in termini di salute. L'elevata densità energetica (ricchezza di calorie) rappresenta, però, il miglior materiale per investire in tessuto grasso ... in eccesso. E già a medio termine l'investimento ha il suo ritorno con gli interessi: malattie croniche e ingravescenti che peggiorano la qualità della vita e ne riducono la durata. Il basso costo del cibo, solo apparente, ne agevola l'acquisto e aumenta i grassi investimenti. E il ciclo vizioso continua. In merito ai costi? Ci penserà la società: cioè NOI stessi.