sabato 21 giugno 2014
Lunch Break
sabato 17 maggio 2014
Beoti at work
Anche se abbocchiamo inconsapevolmente.
Ci abbindolano fin da piccoli, quando svolgiamo egregiamente il lavoro di "aiuto commessi" per spingere all'acquisto "coatto" i nostri genitori.
Ma l'inganno non si ferma all'infanzia
domenica 4 maggio 2014
Eccessi carnali (The meat meets antibiotics)
Antibiotici a pranzo e cena. Con la carne
Avevo già trattato il tema in passato, di seguito riporto i link per chi vuole approfondire:
Antibiotici, perché?
Antibiotici contro!
venerdì 15 novembre 2013
Oltre le calorie
lunedì 26 agosto 2013
Il futuro, ostaggio dei consumi
sabato 20 aprile 2013
Antibiotici, perché?
giovedì 20 settembre 2012
OGM sotto lente
sabato 15 settembre 2012
La falsa felicità dei non-cibi
Spesso, col ricorso a cibi raffinati e iper-saporiti (non-cibi) ricchi di zuccheri, grassi e sale e iper-calorici … che a loro volta creano sensi di colpa.
E così s'instaura un circolo vizioso.
Un circuito deleterio che si autoalimenta.
Capiamo perché.
sabato 26 dicembre 2009
Vizi e virtù della ricerca scientifica sponsorizzata
Probabilmente non si troverà mai una risposta univoca e condivisa dalla comunità scientifica, come dimostra un dibattito pubblicato sul British Medical Journal. Ben Goldacre, medico e scrittore, e Vincent Lawton, direttore della Medicines and Healthcare products Regulatory Agency di Londra, sono di pareri opposti e ciascuno sostenuto da valide ragioni.Goldacre non trova alcuna giustificazione per tollerare più a lungo la situazione attuale, in cui le aziende farmaceutiche hanno un ruolo di protagonista nell'informazione medica e sono in grado di orientare il processo decisionale dei medici. Tra i punti forti della sua argomentazione contro la ricerca sponsorizzata vale la pena di citare:
- il fatto che attualmente una gran parte della letteratura medica viene prodotta in conflitto di interesse e che ci sono ampie prove delle distorsioni introdotte nell'analisi dei risultati: una ricerca sperimentale sponsorizzata avrebbe una probabilità 4 volte superiore rispetto a una non sponsorizzata di presentare esiti favorevoli all'impiego di un farmaco;
- l'abitudine a disegnare gli studi in modo da far emergere i "pregi" di un farmaco (per esempio evidenziando i "difetti" di un farmaco concorrente anche tramite posologie inappropriate);
- la tendenza a pubblicare i risultati positivi, anche in più occasioni e la riluttanza a comunicare quelli negativi, creando in tal modo bias di pubblicazione.
Per Lawton è impensabile, ma anche inopportuno che l'industria rinunci alla propria posizione privilegiata e alla difesa dei propri investimenti. Egli intravede infatti qualche rischio se si rinunciasse alla ricerca sponsorizzata:
- lo sviluppo di nuovi farmaci richiede molto tempo (in media 10 anni) e ingenti sforzi economici (in media 1 miliardo di dollari per ogni nuova molecola) e nasce in genere dalla collaborazione tra industria e istituzioni accademiche con il contributo di eccellenti scienziati. Rinunciare od escludere uno dei protagonisti di questo processo, l'industria appunto, potrebbe condurre a ritardi, inefficienza e carenza di innovazione nella ricerca scientifica;
- gli studi clinici sono ormai disciplinati in modo sempre più rigoroso per assicurarne la qualità metodologica e il rispetto dei principi etici nella ricerca scientifica. Le aziende farmaceutiche stesse si sono date recentemente regole di condotta ed è provato che gli studi clinici sponsorizzati hanno spesso una qualità metodologica migliore;
- difficilmente le istituzione accademiche avrebbero risorse sufficienti, economiche e strutturali, per condurre tutti gli studi necessari. Attualmente il 75% dei fondi per la ricerca clinica negli Stati Uniti proviene dall'industria, la cui spesa supera quella dei National Institutes of Health.
In parallelo a questo dibattito senza vinti né vincitori, il BMJ pubblica le nuove linee guida di buona pratica per la comunicazione nella ricerca clinica sponsorizzata (Good Publication Practice guidelines, GPP2) che rappresentano un aggiornamento alla prima versione del 2003. Sono frutto dell'attività di un comitato di 14 membri individuati dalla International Society for Medical Publication Professionals e di un gruppo di lavoro di 193 esperti consulenti.
Tra gli elementi innovativi figurano:
- l'introduzione della figura di un autore leader e garante dei contenuti della pubblicazione
- una guida per fornire la descrizione dettagliata del ruolo dello sponsor
- indicazioni sui compensi
- indicazioni sulle caratteristiche e i requisiti degli articoli e delle presentazioni
- indicazioni sul disegno e la pianificazione degli studi.
Lascio ai lettori un commento per uno scambio di opinioni sul tema che continua a stimolare il dibattito senza trovare soluzione. Opportunamente, forse?
Fonte
Voci bibliografiche
Goldacre B., Lawton V. Is the conflict of interest unacceptable when drug companies conduct trials on their own drugs? Yes. BMJ 2009;339: b4949. DOI: 10.1136/bmj.b4949
sabato 19 settembre 2009
Influenza Suina: Petizione contro la vaccinazione a tappeto

Alla cortese attenzione del Ministro della Salute,On. Maurizio Sacconi e del Vice Ministro della Salute, On. Ferruccio Fazio.
Egregio Signor Ministro, Egregio Signor Vice Ministro.
Vi scrivo in merito alla supposta "pandemia" A/H1N1, meglio nota come "febbre suina".
Secondo quanto avete dichiarato ai media, sono previste per l'Italia due tranches di vaccinazioni; la prima in autunno 2009 e una successiva all'inizio del 2010. Come cittadina italiana e contribuente, mi permetto dunque di sottoporVi alcuni seri dubbi riguardo all'opportunità della
campagna di vaccinazione.
1. Secondo quanto apprendo dalle Vs dichiarazioni, i sintomi dell'influenza A/H1N1 non sarebbero altro che quelli della normale influenza stagionale, in forma più lieve per giunta.
E mentre l'influenza stagionale provoca fino a 5000 decessi ogni anno solo in Italia, in questi mesi la A/H1N1 ha provocato "soltanto" poco più di 700 decessi in tutto il mondo.
2. E' perfino superfluo rammentarVi quanto possa essere nocivo un vaccino al sistema immunitario, specialmente nei bambini e negli anziani e, di conseguenza, quanto sia inopportuno scegliere la strada del vaccino per malattie di poco conto e scarsamente nocive come questa influenza suina.
3. Gravissime accuse contro l'OMS, le case farmaceutiche Baxter, Sanafi-Aventis e Novartis e una serie di personaggi di rilievo della finanza e della politica internazionale, sono state mosse dalla nota giornalista austriaca Jane Burgermeister (leggi La Scienza Verde di agosto). Secondo la denuncia, sia il vaccino che la stessa epidemia A/H1N1 sarebbero armi biologiche deliberatamente utilizzate per la riduzione della popolazione mondiale.
4. L'ingiunzione dell'affermata giornalista contiene una dettagliata documentazione atta a dimostrare la reale entità dell'epidemia di influenza suina e del relativo vaccino, nonché le gravissime responsabilità degli enti e delle persone chiamate in causa.
Sulla base dell'ingiunzione presentata dalla Burgermeister, sono attualmente in preparazione un'ulteriore ingiunzione ed una mozione ad opera di un team di esperti legali americani.
Per quanto le gravissime accuse mosse contro l'OMS e Big Pharma siano ancora da dimostrare in tribunale, sarebbe quanto meno opportuno che il Ministero della Salute tenesse conto di queste, prima di "buttarsi a pesce" nell'avventura di una vaccinazione di massa.
5. La stessa OMS non ha escluso rischi, affermando che "nella produzione di alcuni vaccini per la pandemia sono coinvolte nuove tecnologie che non sono state ancora valutate estensivamente per la loro sicurezza in certi gruppi della popolazione".
6. Una serie di eventi e circostanze getta pesanti ombre su questa vaccinazione, nonché sul ruolo di Big Pharma nella politica sanitaria dell'OMS.
7. Il Vice Ministro Fazio ha dichiarato che il costo per l'acquisto dei vaccini ammonterebbe a "poche centinaia di milioni di euro".
Una cifra, secondo il Vice Ministro che non creerebbe problemi, neanche in "periodi di magra" come questi. Con tutto il rispetto, considero questa dichiarazione un vero e proprio insulto ai cittadini che faticano ad arrivare a fine mese!
Per questa serie di ragioni, mi appello al Vostro buon senso, nonché alla Vostra professionalità, nel chiederVi di riconsiderare la Vostra posizione sulla campagna di vaccinazione per l'A/H1N1 indicata dall'OMS, sulla base di quanto riportato sopra. Al di là delle direttive dell'OMS, la responsabilità politica in materia di sanità in Italia spetta al Ministero e per questo mi rivolgo a Voi. Vi anticipo che, nell'eventualità di una vaccinazione di massa, non mi sottoporrò ad essa.
Se anche tale vaccinazione fosse fortemente vincolante o addirittura (Dio non voglia!) coatta, la rifiuterei comunque, sulla base dei punti elencati sopra, nonché delle ingiunzioni presentate. Sono in procinto di contattare la signora Burgermeister ed alcune delle più note associazioni italiane in difesa della libertà di scelta in materia di vaccinazioni sperando di ricevere aiuto e consiglio. Includo in copia conoscenza CC alcuni dei migliori siti internet italiani di informazione, al fine di lasciare una traccia di quanto Vi ho scritto.
Se i gestori di tali siti internet e blog vorranno pubblicare questo mio appello a Voi, hanno il mio pieno consenso a farlo.
Auspico anzi che da tale lettera possa eventualmente nascere una petizione da sottoporre alla cortese attenzione del Ministero della Salute, al fine di sensibilizzarlo ulteriormente al problema, poiché al di là della preoccupazione di alcuni cittadini per questa influenza suina - preoccupazione esclusivamente generata dal vergognoso ed ingiustificato allarmismo dei media tradizionali (un vero e proprio "terrorismo mediatico")- tanti italiani sono contrari al vaccino, lo reputano inutile e nocivo e vi intravedono i forti interessi lobbistici di Big Pharma, se non il tentativo di introdurre politiche di "militarizzazione" della sanità e di recare danno alla salute della popolazione.
Nella speranza che gli argomenti esposti possano essere da Voi presi in considerazione, Vi porgo distinti saluti.
Romina Power
giovedì 17 settembre 2009
La Suina perde colpi
Sempre più fonti parlano della bassa contagiosità della Suina. Anzi, qualche fonte parla, addirittura, di minore contagiosità rispetto alla comune influenza stagionale. Queste evidenze affiorano senza rumore, ma sono in costante aumento. Il terrore seminato nei mesi scorsi, con il doveroso rispetto della pausa estiva e del sacrosanto diritto alle ferie agostane, sembra uscire del tetro scenario artatamente costruito dai media su fonti cosiddette ufficiali. Ma la gente, la massa, cosa sa a proposito? Stamattina, accompagnando le mie bimbe a scuola, ho letto la locandina di Repubblica Bologna dove campeggiava questo titolo: "Contro la nuova influenza schierati anche i medici in pensione". Perché tanto impegno a creare allarme? Perché tanto accanimento? Dov'è l'etica. Addirittura, il Consiglio Superiore di Sanità ha dato parere favorevole alla vaccinazione delle donne incinte al secondo o al terzo mese di gravidanza e ai bambini sopra i 6 mesi di età.L'allarmismo, purtroppo, è parte integrante della medicina. Ancor di più se al patoallarmismo* si associa il business. Mi tocca correggere il tiro, allora, e dire che la Suina è molto contaggiosa, ma per l'economia.
Prestiamo attenzione. Apriamo gli occhi e le orecchie. Soprattutto, ragioniamo.
La salute è un diritto che non deve passare per forza dalla cura della malattia. O dalla prevenzione di malattie virtuali.
Di questo concetto dobbiamo essere più che consapevoli: dobbiamo assumercene la responsabilità! Verso noi stessi e verso gli altri.
Primi fra tutti: i nostri figli e le future generazioni.
* Patoallarmismo è un termine coniato dal sottoscritto per identificare la tendenza a creare e diffondere allarme e apprensione sulle malattie.
Altri contributi sul tema:
La febbre suina influenza il business
http://comunicareperlasalu
Combattere l'influenza con la conoscenza
http://comunicareperlasalu
L'influenza A/H1N1 non deve terrorizzare
http://comunicareperlasalu
Febbre suina, febbre dell'oro
http://comunicareperlasalu
venerdì 11 settembre 2009
La febbre suina influenza il business
Tamiflu spinge il giro d'affari di Roche(Les Echos Pag.22 - 08/09/2009 , Les Echos online - 08/09/2009 )
A causa della diffusione dell'influenza A, nel 2009 il giro d'affari legato alle vendite di Tamiflu (oseltamivir), antivirale di Roche, potrebbe raggiungere gli 1,3 mld di euro, circa il triplo rispetto al 2008. Attualmente l'azienda svizzera ha ricevuto ordini da 96 Paesi, per un totale di 270 milioni di trattamenti.
Il business dei vaccini
(Libero Pag.37 - 08/09/2009 )
Il giro d'affari dell'influenza A vale 10 mld di dollari per le aziende farma. La banca d'affari J.P. Morgan calcola che i vari Paesi hanno già prenotato almeno 600 milioni di dosi, da valore di 3 mld di euro ed il business è destinato ad allargarsi. J.P Morgan stima infatti la produzione di ulteriori 350 milioni di dosi, per oltre 1,8 mld di euro.







