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sabato 30 luglio 2011

La salute è una catena

Vale la pena ricordare che l’uomo è parte integrante della catena alimentare a cui appartengono, altresì, i vegetali e gli animali. L’uomo, inoltre, è al vertice della piramide e, perciò, risente di ogni cambiamento subìto dalla catena alimentare: abuso di sostanze nocive in agricoltura e rischi derivanti dall’allevamento intensivo degli animali, per citare due esempi significativi. Il modello intensivo finalizzato prioritariamente all’aumento della produttività e dei profitti, tramite l’impiego massiccio di fertilizzanti, pesticidi e zoofarmaci, offre troppe insidie e poche opportunità per la salute. Nel contempo, lo stesso modello ci allontana dalla complessità degli alimenti -concetto profondo che include il gusto, le tradizioni, la cultura, l’apprezzamento dell’alimento come fonte di vita- dirottando l’attenzione verso l'insidia della semplificazione che punta a dare massima importanza solo a calorie e nutrienti.

mercoledì 14 luglio 2010

Il maschio a rischio

Il genere maschile è in pericolo. «Infertilità, malformazioni genitali, regressione dei caratteri sessuali e tumori ai testicoli aumentano e, se non si trovano rimedi, il maschio, non solo della specie umana, sembra destinato all' estinzione». Così, senza tanti giri di parole, il professor Andrea Lenzi, direttore del dipartimento di Fisiopatologia umana dell' università la Sapienza di Roma e coordinatore del gruppo "Biodiversità e interferenti endocrini" del Comitato per la biosicurezza, biotecnologie e scienze della vita della Presidenza del Consiglio, sintetizza un problema che ha raggiunto ormai livelli di guardia. Anche perché la causa, pur essendo nota, non sarà facile da eliminare. Sono migliaia di composti chimici (pesticidi, coloranti, conservanti eccetera) che, attraverso alimenti, saponi, detersivi, plastiche arrivano nel corpo dove intralciano il "lavoro" degli ormoni sessuali, in particolare di quelli maschili. Risalgono a circa quarant' anni fa le prime ricerche che avvistarono il problema. Ad esempio, in Danimarca si osservarono tra gli agricoltori più casi di sterilità che nel resto della popolazione, nonostante la vita indubbiamente più sana. Per capire il p e r c h é i l primo passo fu valutare la fertilità in altre categorie professionali. Si scoprì così che tra i colleghi "biologici" che non usavano pesticidi e fitofarmaci, i casi di sterilità erano inferiori alla media nazionale. Le analisi trovarono questi composti chimici solo nel sangue degli agricoltori tradizionali e con le successive indagini si scoprì che erano proprio queste molecole, anche in concentrazioni minime, a interferire in modo del tutto casuale e imprevedibile con gli ormoni che stimolano la produzione di spermatozoi. Il meccanismo è spiegato nel disegno in alto. «Poi sono arrivate le ricerche che hanno riscontrato l' aumento anche di altre patologie andrologiche - dice Lenzi - Oltre all' infertilità, crescono i tumori testicolari e le anomalie dei genitali dovute a ritardi della maturazione sessuale, sindromi complessivamente note come "disgenesie gonadiche". In sintesi, quello che emerge da centinaia di ricerche svolte negli ultimi vent' anni, anche dal nostro gruppo, è una regressione dei caratteri sessuali maschili». Parallelamente, altre ricerche hanno evidenziato che un gruppo di agenti chimici introdotti dall' uomo nell' ambiente interferisce con il sistema endocrino. Endocrine-disrupting chemicals il termine coniato nel 1996 dalla United States Environmental Protection Agency (Epa), in italiano "interferenti endocrini". Un lungo elenco di sostanze (le più comuni nella scheda, ndr). Per individuarle nell' ambiente e negli alimenti, gruppi di ricerca messi al lavoro dagli Stati Uniti e dall' Unione Europea hanno messo a punto metodi di analisi efficaci e veloci. Ma ci vorranno anni prima ci capire tra i circa diecimila composti chimici sospetti quelli che interferiscono con gli ormoni sessuali maschili. Lavoro complicato dal fatto che agiscono in dosi minime, si accumulano nel tessuto adiposo da dove si liberano anni dopo e spesso derivano dall' interazione nell' organismo tra composti originariamente innocui. «Intanto a livello individuale possiamo fare molto - dice Lenzi - Prima regola: negli acquisti, a parità di prodotto scegliere quello con la lista degli ingredienti più corta. Più additivi ci sono e più è probabile che vi siano interferenti endocrini. È indispensabile che un dentifricio sappia di mango, uno yogurt di castagna o i detersivi siano blu elettrico o verde fosforescente? La seconda è preferire il biologico e di stagione che non comportano residui di pesticidi, fitofarmaci né additivi. La terza e ultima: fare visite andrologiche periodiche. L' effetto degli interferenti endocrini si aggrava negli individui resi più suscettibili da patologie andrologiche pregresse o in corso e da familiarità. Prima sono diagnosticate e minori sono i danni».

Fonte: Repubblica — 13 luglio 2010 pagina 32 sezione: SALUTE

mercoledì 19 maggio 2010

Pesticidi e bimbi iperattivi

Presenza di organofosfati -composti usati in erbicidi e pesticidi- nel 28% dei mirtilli congelati, nel 20% del sedano e nel 25% delle fragole. Altri composti sono stati rilevati nel 27% dei fagiolini, 17% delle pesche e l'8% dei broccoli. I bambini che mangiano alimenti avvelenati da pesticidi ed erbicidi possono avere problemi di iperattività fino a presentare i sintomi dell'ADHD (Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività). Lo afferma una ricerca dell'Università di Harvard (USA) e dell'Università di Montreal (Canada), diretta dalla ricercatrice Maryse Bouchard e pubblicata sulla rivista "Pediatrics". Gli scienziati hanno preso in esame i dati di 1.139 bambini, tra gli 8 ed i 15 anni, e hanno dimostrato come i bambini con i livelli più alti di organofosfati nell'organismo avevano il doppio di probabilità di sviluppare ADHD. Lo studio conferma studi precedenti che chiamano in causa -nella genesi dell'ADHD- anche i cibi ricchi di additivi, coloranti e conservanti. Ma attenzione a non esagerare con la diagnosi di ADHD, altrimenti si rischia di trattare con i farmaci anche i bambini naturalmente vispi e interattivi. Cioè bimbi sani.

Maryse F. Bouchard, David C. Bellinger, Robert O. Wright, and Marc G. Weisskopf, "Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder and Urinary Metabolites of Organophosphate Pesticides", Pediatrics 2010; doi:10.1542/peds.2009-3058



venerdì 2 ottobre 2009

Scelte responsabili per allattare senza problemi

Allattare al seno è la scelta migliore che una mamma possa fare: per il bambino e per se stessa. Su questo sono tutti d'accordo. Ma cosa succede se il latte della mamma non è, per così dire, sano? In questo caso, un atto d'amore può diventare un momento di rischio per la salute del lattante. Si può combattere questo rischio? Certamente, con scelte responsabili e consapevoli. In parole semplici: con il buon senso. Un primo passo sta nello scegliere cibi sani e non inquinati da pesticidi e fitofarmaci, per esempio. In altre parole: cibi certificati BIO.

martedì 18 agosto 2009

Pomo d'oro, perché?


Pomodoro? No, preferisco chiamarlo Pomo d'oro. Questo frutto, perché di frutto si tratta (gli Aztechi lo chiamavano “tomatl” che significa “frutto polposo”), può a ragione meritarsi il titolo aureo. Sia per le sue tante virtù nutritive che per la varietà di impiego culinario. Questo articolo identifica almeno 8 motivi per scegliere di mangiare il pomodoro. Io ne aggiungerei ancora due, così da stilare un classico decalogo di buone ragioni. Inizierei dal contenuto di Acqua che può arrivare fino al 95% del peso (94,7% per l'esattezza) e sottolineerei il contenuto di Sali minerali. Innanzitutto il potassio (circa 297 mg/100 g) che combatte la ritenzione idrica, la stanchezza, i crampi, la debolezza muscolare e l’ipertensione; il fosforo (circa 26 mg/100 g) che è fondamentale, con il calcio, per la salute di ossa e denti; il calcio (circa 11 mg/100 g) importante per la salute di ossa e denti e per la conduzione nervosa; e infine, il ferro (circa 0,3 mg/100 g), lo zinco (circa 0,11 mg/100 g) e il selenio (circa 2,3 mcg/100 g). Senza dimenticarci del Licopene (circa 16 mg/100 g), attore principale delle proprietà salutari del pomodoro, della Vitamina C (circa 25 mg/100 g) e della Vitamina A sotto forma di betacarotene (circa 610 mcg/ 100 g). Ma, forse non tutti sanno che il pomodoro, rappresentante indiscusso dell'alimentazione mediterranea, è originario delle Ande e veniva coltivato dagli Aztechi in Messico. Fu Cristoforo Colombo a portarlo in Europa all'inizio del sedicesimo secolo. E crediamo, senza motivo di essere contraddetti, che a quel tempo i Pomi d'oro fossero BIOLOGICI, non c'erano pesticidi, né agrofarmaci e neppure OGM.

giovedì 8 gennaio 2009

Anche i pesticidi nelle bevande a base di frutta


Si allunga la lista delle negatività riguardo ai componenti dei soft drink che i nostri bambini bevono quotidianamente con il benestare degli adulti: troppi zuccheri, sale, caffeina, coloranti, conservanti, additivi … e pesticidi.
Le concentrazioni di pesticidi e sostanze chimiche presenti nelle bevande a base di frutta sono molto più elevate (circa 300 volte di più) di quelle ammesse per altre bevande, come l'acqua in bottiglia. Questo è, in sintesi, il risultato di una ricerca pubblicata nel mese di novembre 2008 da un gruppo di ricercatori dell'Università di Jaén (Spagna).
Lo studio è stato progettato con l’obiettivo di determinare la presenza di pesticidi in bevande analcoliche a base di frutta. Ciò perché, a differenza di quanto accade per frutta e verdura fresche o per altre bevande (come l'acqua imbottigliata), nel caso dei cosiddetti “Fruit-Based Soft Drinks” non esiste una chiara regolamentazione in materia di residui di pesticidi, malgrado i succhi di frutta possano trovare maggiore diffusione presso i bambini, un target particolarmente vulnerabile.
Durante lo studio, i ricercatori hanno analizzato cento campioni di bevande, acquistati in 15 diversi paesi e distribuiti con marchi di elevata notorietà internazionale. I risultati hanno evidenziato la presenza di residui di pesticidi nella maggior parte dei campioni analizzati.
Le sostanze rilevate sono riconducibili, in maniera prevalente, ai trattamenti chimici che vengono effettuati nelle fasi finali della produzione, cioè i cosiddetti trattamenti post-harvest (post-raccolta).