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giovedì 14 marzo 2013

Ci puzza la salute


Continuiamo a vivere nell'inganno mediatico. 
Si sposta l'attenzione sulla "notiziabile" manipolazione della libertà di scelta o sulla "inesistente" arroganza di un governo reo di essere consapevole della necessità di salute dei suoi cittadini.
Tutto questo con il solo scopo di allontanare le coscienze -le poche ancora in vita- dal problema reale: l'aumento delle malattie croniche e invalidanti (obesità compresa).
Del resto, mi tocca dire, un mercato tira l'altro.

lunedì 19 settembre 2011

Salute pubblica: fuori le lobby



Per riuscire a definire piani di azione per la salute e strategie credibili all'interno della prevenzione delle malattie non trasmissibili è necessario risolvere ogni conflitto di interesse e lobbismo da parte delle industrie che traggono profitto dalla vendita di tabacco, alcol e cibi con grassi, zuccheri e sale.

giovedì 3 giugno 2010

Le bevande zuccherate fanno salire la pressione

Una riduzione della pressione arteriosa sistolica (massima) di 3 mm Hg sarebbe in grado di ridurre la mortalità per ictus dell'8% e la mortalità per malattie cardiache del 5%. Questa riduzione potrebbe essere agevolata da un ridotto consumo di bevande zuccherate. Sì proprio così. Le bevande zuccherate, tra le altre conseguenze, comportano un aumento della pressione arteriosa. Una ricerca USA - che ha coinvolto una popolazione di 810 adulti - ha documentato che un ridotto consumo di bevande zuccherate determina una riduzione della pressione sistolica (massima) e diastolica (minima). Sono definite "bevande zuccherate" tutte quelle che annoverano tra gli ingredienti almeno uno dei seguenti: saccarosio, sciroppo di mais, sciroppo di glucosio, fruttosio, destrosio; incluse le bevande analcoliche e le bevande di frutta. Quindi un primo invito a prestare massima attenzione alle etichette. Un secondo invito a dare maggiore preferenza alle bevande senza aggiunta di zuccheri (e sale). L'acqua ad esempio. I frullati e le spremute fatti all'istante. La frutta e le verdure di stagione che sono veri serbatoi di acqua, oltre che di sali minerali e vitamine.

venerdì 4 dicembre 2009

Se il sale aumenta, la salute diminuisce

Consumare abitualmente a tavola quantità eccessive di sale compromette seriamente la salute del cuore.
A stabilirlo è un ampio studio pubblicato di recente sulla rivista British Medical Journal che ha definitivamente confermato la correlazione, da tempo ipotizzata dagli esperti, tra l'assunzione elevata di sale e l'aumento del rischio di malattie cardiovascolari.
I ricercatori prendendo in considerazione numerosi studi clinici presenti in letteratura, della durata compresa tra 3,5 e 19 anni, hanno analizzato in totale risultati relativi a oltre 170mila partecipanti e a circa 11mila casi di problemi cardiaci.
In breve, per ogni incremento di 5 grammi nell'assunzione giornaliera di sale, è stato stimato un aumento del rischio di ictus e di malattie cardiovascolari pari al 23% e al 17%, rispettivamente. «Per inevitabili imprecisioni nella misura della quantità di sale consumate, le conseguenze sulla salute sono state probabilmente sottovalutate» ha commentato Pasquale Strazzullo del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell'Università Federico II di Napoli. «I nostri risultati sottolineano la necessità di un consumo adeguato di questo ingrediente, durante la giornata, per una corretta prevenzione dei problemi cardiovascolari». Ma quali sono le principali fonti di sale nella nostra alimentazione?
  • Gli alimenti allo stato naturale (acqua, frutta, verdura, carne, ecc.)
  • I cibi trasformati che acquistiamo nei negozi alimentari e nei supermercati
  • I cibi che prepariamo in casa a cui aggiungiamo il sale durante la cottura o dopo mentre li mangiamo

Tra i cibi trasformati, la principale fonte di sale nella nostra alimentazione abituale è rappresentata dal pane e dai prodotti da forno (biscotti, crackers, grissini, ma anche merendine, cornetti e cereali da prima colazione, bibite dolci). Si tratta di alimenti che comunemente non vengono considerati come possibili apportatori di sale, ma che invece ne contengono più di quanto pensiamo. Infatti i derivati dei cereali sono una fonte importante di sale, perché li consumiamo tutti i giorni e in quantità più elevate rispetto, per esempio, agli insaccati, ai formaggi, alle conserve di pesce o alle patatine fritte, che in assoluto contengono maggiori quantità di sale ma sono consumati in quantità minori.
Anche alcuni condimenti utilizzati in sostituzione o in aggiunta al sale sono ricchi di sale.
È il caso, per esempio, del dado da brodo (anche sotto forma di granulato), del ketchup e della salsa di soia.

Fonti

British Medical Journal 24 novembre 2009, early online pubblication

INRAN

Marketing e cibo

domenica 4 ottobre 2009

L'inganno dei cibi saporiti

Oltre ai grassi e agli zuccheri, un altro attore fa i cibi appetitosi: si chiama sale. Di quanto sale abbiamo bisogno ogni giorno? Non più di mezzo grammo. Possiamo arrivare a 5-6 grammi, al massimo. Ma senza vantaggi. Quanto sale mangiamo, invece, ogni giorno? 15-20 grammi! Si, 30-40 volte il fabbisogno. E cosa ne facciamo dell’eccesso? Lo eliminiamo con le urine, mettendo a dura prova il rene. Eliminiamo anche il calcio delle ossa e dei denti, se lo porta via il sale con sé nelle urine. Alla lunga, poi, promuoviamo l'aumento della pressione del sangue. Il sale attira acqua e aumenta il volume del sangue nei vasi sanguigni. L’aumento di volume aumenta la pressione sulle pareti dei vasi e quindi può provocarne la rottura: ictus, emorragie. Zucchero, grassi e sale lavorano sempre più spesso insieme per ingannare opportunamente le nostre papille gustative e il nostro cervello. Nei cibi industriali, il triumvirato è sempre presente. Sia nei cibi dolci, sia nei cibi salati. Ecco perché questi cibi sono buoni. Ma "buoni", spesso, non significa "sani".

giovedì 21 febbraio 2008

Troppo sale = ipertensione e obesità


La quantità di sale che assumiamo ogni giorno con gli alimenti e le bevande è esageratamente elevata in confronto ai nostri fabbisogni: si possono raggiungere livelli che oltrepassano il 400% del fabbisogno giornaliero [vedi anche "Livelli scioccanti di sale in alimenti fast food per bambini" (pubblicato in questo blog il 15 gennaio 2008)]. Ma il gusto ne va pazzo! E per sedare la sete? Aumentiamo l'introito di liquidi, spesso con bibite dolci e gassate.
La correlazione tra sale e bibite dolci è stata messa a fuoco nell’ambito di uno studio realizzato dai ricercatori della St. George’s University di Londra.
Essi concludono affermando che: “Se la popolazione di età compresa tra 4 i 18 anni diminuisse della metà il consumo di sale, pari a una riduzione di circa 3 grammi al giorno, potremmo assistere a un decremento di circa due bibite alla settimana, corrispondenti a circa 250 chilocalorie in meno alla settimana. Non solo si avrebbe una riduzione del rischio di ipertensione dovuto proprio al minore introito di sale, ma anche una riduzione dell’obesità derivante dal minor consumo di bevande zuccherate.”

martedì 15 gennaio 2008

Livelli scioccanti di sale in alimenti fast food per bambini



... e veniamo al mestiere del sale.
I bambini ne vanno matti e i produttori di alimenti lo sanno. Lo sanno benissimo soprattutto i fast food ai cui cibi molti piccoli consumatori si affezionano. Cibi tutt'altro che sani a guardare, per esempio, i contenuti di sale riportati nella tabella pubblicata dal Daily Mail.
La quantità di cloruro di sodio è "scioccante" se riflettiamo sul fatto che alcune porzioni per i piccoli clienti contengono una percentuale di sale pari al 142% del fabbisogno giornaliero di un bambino. Addirittura se poniamo lo sguardo sui "Family Meals"si raggiungono quote che oltrepassano il 400% del fabbisogno di un'intera giornata. E il gusto gode richiedendo un supplemento di liquidi per sedare la sete: magari bevande dolci e gassate. Tanto per aggiungere un altro brivido ai sensi e alla salute. Che pacchia!