Tutto questo con il solo scopo di allontanare le coscienze -le poche ancora in vita- dal problema reale: l'aumento delle malattie croniche e invalidanti (obesità compresa).
Del resto, mi tocca dire, un mercato tira l'altro.

Una riduzione della pressione arteriosa sistolica (massima) di 3 mm Hg sarebbe in grado di ridurre la mortalità per ictus dell'8% e la mortalità per malattie cardiache del 5%. Questa riduzione potrebbe essere agevolata da un ridotto consumo di bevande zuccherate. Sì proprio così. Le bevande zuccherate, tra le altre conseguenze, comportano un aumento della pressione arteriosa. Una ricerca USA - che ha coinvolto una popolazione di 810 adulti - ha documentato che un ridotto consumo di bevande zuccherate determina una riduzione della pressione sistolica (massima) e diastolica (minima). Sono definite "bevande zuccherate" tutte quelle che annoverano tra gli ingredienti almeno uno dei seguenti: saccarosio, sciroppo di mais, sciroppo di glucosio, fruttosio, destrosio; incluse le bevande analcoliche e le bevande di frutta. Quindi un primo invito a prestare massima attenzione alle etichette. Un secondo invito a dare maggiore preferenza alle bevande senza aggiunta di zuccheri (e sale). L'acqua ad esempio. I frullati e le spremute fatti all'istante. La frutta e le verdure di stagione che sono veri serbatoi di acqua, oltre che di sali minerali e vitamine.
Consumare abitualmente a tavola quantità eccessive di sale compromette seriamente la salute del cuore.Tra i cibi trasformati, la principale fonte di sale nella nostra alimentazione abituale è rappresentata dal pane e dai prodotti da forno (biscotti, crackers, grissini, ma anche merendine, cornetti e cereali da prima colazione, bibite dolci). Si tratta di alimenti che comunemente non vengono considerati come possibili apportatori di sale, ma che invece ne contengono più di quanto pensiamo. Infatti i derivati dei cereali sono una fonte importante di sale, perché li consumiamo tutti i giorni e in quantità più elevate rispetto, per esempio, agli insaccati, ai formaggi, alle conserve di pesce o alle patatine fritte, che in assoluto contengono maggiori quantità di sale ma sono consumati in quantità minori.
Anche alcuni condimenti utilizzati in sostituzione o in aggiunta al sale sono ricchi di sale.
È il caso, per esempio, del dado da brodo (anche sotto forma di granulato), del ketchup e della salsa di soia.
British Medical Journal 24 novembre 2009, early online pubblication
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